A Bolzano una classe di soli migranti e italiani: "Rallentano chi è di madrelingua tedesca". E' polemica, dal Pd all'Anpi: "Inaccettabile e contro la Costituzione"
E' successo alla scuola elementare di lingua tedesca Goethe nel centro storico del capoluogo altoatesino, l'obiettivo sarebbe quello di evitare che i ragazzi di madrelingua tedesca abbiano dei rallentamenti nel percorso di apprendimento a causa di chi non conoscere il tedesco. Per l'Anpi sarebbe infondata perché “alla legittima scelta compiuta da alcune famiglie per acquisire, sapere, conoscenze, inclusione e comunità, non si reagisce con anacronistiche 'classi ghetto', anticamera di più gravi fallimenti ed espulsioni di fatto”

BOLZANO. “Quello che sta accadendo ci dice come, a volte, l’autonomia, quella scolastica e quella istituzionale possano essere usate in modo arbitrario e non per fare meglio”. Usano queste parole la deputata del Pd, Sara Ferrari, e la collega Irene Manzi componente della commissione istruzione Camera dei Deputati e responsabile nazionale Pd scuola in merito ad una vicenda che ha innescato una forte polemica a Bolzano.
Stiamo parlando di quello che è successo alla scuola elementare di lingua tedesca Goethe nel centro storico del capoluogo altoatesino la cui preside ha deciso di introdurre per la prima volta una prima classe formata esclusivamente da bambini 'non tedeschi', ovvero italiani e migranti. L'obiettivo, secondo quanto riferito dalla dirigente alla stampa locale, sarebbe quello di evitare che i ragazzi di madrelingua tedesca abbiano dei rallentamenti nel percorso di apprendimento a causa di chi non conoscere il tedesco.
"Ci auguriamo – spiegano in una nota Ferrari e Manzi - che sia possibile rivedere questa decisione assolutamente contraria alla Costituzione, la stessa che garantisce lo statuto di autonomia del Trentino Alto Adige e che all’articolo 3 riconosce uguaglianza di diritti tra diversi, mentre qui vengono lesi da una evidente chiara discriminazione razziale. Tutti i pedagogisti e chi davvero vive e lavora nel mondo della scuola sa perfettamente che la pluralità culturale è una ricchezza, che avvantaggia tutti gli studenti. Una pluralità che va accompagnata con misure specifiche, con la presenza di docenti di lingua, con iniziative di comunità educante che favoriscano effettivamente una reale e positiva integrazione. Affrontando le criticità per risolverle, anziché aggravandole con la creazione di classi ghetto, che promuovono una società basata sulla divisione di classe e di provenienza."
Ad esprimere una dura posizione contro quelle definite “aule ghetto” è l'Anpi dell'Alto Adige. “Tale decisione apertamente sponsorizzata dal maggior partito della nostra terra – spiega l'Anpi facendo riferimento all'Svp - e da altre forze politiche più estremiste, è infondata sul piano culturale, scientifico e didattico, inaccettabile sul piano istituzionale e illegittima ai sensi dei principi della Costituzione e della stessa autonomia”.
Per l'Anpi sarebbe infondata perché “alla legittima scelta compiuta da alcune famiglie per acquisire, sapere, conoscenze, inclusione e comunità, non si reagisce con anacronistiche 'classi ghetto', anticamera di più gravi fallimenti ed espulsioni di fatto”. Inaccettabile perché rappresenta un ritorno ad un triste passato di contrapposizioni e di scontri a carattere etnico trasformando la scuola in un "campo di battaglia". Infine, sul piano della Costituzione, dello Statuto e delle leggi in vigore la decisione è illegittima e arbitraria e rischia di avere conseguenze devastanti per la società nel suo insieme.
“E' dunque necessario un immediato passo indietro per poter costruire insieme soluzioni condivise” conclude l'Anpi.

















